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AGLIO FRAVAGLIO: magia, credenze, superstizioni a Ginosa

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 AGLIO E FRAVAGLIO:  MAGIA CREDENZE SUPERSTIZIONI

 

Il dio delle mosche. Questo è il titolo di un libro che ho letto qualche anno fa, è la storia di una comitiva di adolescenti, sperduti su un’isola deserta a causa del crash landing dell’aereo sul quale viaggiavano e che si vengono a trovare senza la guida degli adulti, morti tutti durante il crash. Superato il primo shock per la situazione creatasi, nel gruppo piano piano si crea una gerarchia, emerge la necessità di un capo che deve decidere, la necessità di razionalizzare le risorse disponibili, assegnare i compiti, ed emerge la necessità di esorcizzare le paure: il buio, i rumori strani della notte e la paura degli spiriti e delle anime dei morti  che li spinge a crearsi feticci, totem e amuleti per tenere lontano i pericoli immateriali. Si inventano dei rituali sacri e il culto di feticci e totem. Cioè il bisogno di un rapporto con l’aldilà, un bisogno di trascendente, che ci fa supporre l’esistenza di Dio, è un bisogno innato nell’uomo e che la tecnologia e la scienza non hanno ancora surrogato.

Dall’osservazione dei fenomeni ai riti occulti, dalla religiosità spontanea alla superstizione, che mischia rituali e credenze religiose e pagane, il passo è breve. L’affascino scaccia il malocchio o la fattura, ma esso può derivare anche solo da un apprezzamento un po’ invidioso, che ti ammalia. Le superstizioni sono proprie di ambienti e società arretrate come quelle dei nostri avi. Noi siamo moderni e tecnologici, non ci facciamo influenzare. Sarà vero? Noi tutti sicuramente le condanniamo, ma sotto sotto qualcosa ci rimane. Quanti passano tranquillamente sotto una scala? E quanti tranquillamente incrociano le mani quando ce le stringiamo? Nelle trincee della prima guerra mondiale il terzo che accendeva la sigaretta dallo stesso cerino veniva colpito dal cecchino austriaco che nel frattempo aveva fatto in tempo a prendere l’arma, mirare e sparare: al terzo. Ed è diventato una superstizione, non si accende in tre dallo stesso cerino.

Una delle credenze più intriganti di Ginosa è quella dei morti che ritornano sulla terra, e, in certe notti dell’anno, i ginosini viventi andando in piazza con addosso la giacca risvoltata, possono vedere i morti che passeggiano sulla villa come quando erano vivi. Io non sono mai andato a vedere, voi non so, ci potreste sempre provare, ma c’è chi giura di averli visti, controluce e un po’ trasparenti, ma c’erano ad affollare la villa. E anche quella secondo la quale la notte dell’Epifania, giù alla chiesa madre le anime dei morti vanno a messa a mezzanotte precisa. Non c’è niente di vero, però…

 

Del resto la mente umana è solo parzialmente conosciuta, ha delle potenzialità straordinarie. Come si fa ad essere così sicuri che si tratti solo di fantasie? Avete presente il déjà vu? E’ quel fenomeno che ti dà l’impressione di aver già vissuto quel certo momento della vita, è come ripetere una cosa già fatta. E quelle persone che con la forza della mente accendono e spengono lampadine, o addirittura le fanno esplodere? La scienza ammette l’intuito, la telecinesi, cioè lo spostamento di oggetti a distanza con il potere della mente, riconosce  la telepatia, come quando il dolore di una donna che partorisce, spesso viene sentito anche dalla sorella gemella in tutt’altre faccende affaccendata, ne ho l’esempio in famiglia.

Vi racconto una storia dal volume Uomini in Armi – ginosini in guerra. Sul fronte greco-albanese durante la seconda guerra mondiale vi erano gruppi numerosi di ginosini nello stesso reparto che si tenevano in contatto, si cercavano, si aiutavano. Il 16 novembre del ’41 al culmine di una battaglia tremenda in zona Saimol, erano in azione due ginosini, Sebastiano Lattarulo e Michelangelo Scarano.  Lattarulo, persosi di vista con l’amico Scarano cercò un riparo dalle granate che piovevano e si buttò in una buca scavata da un colpo di mortaio, e preso dallo sfinimento dopo un po’ si addormentò. E nel sogno gli venne Scarano che gli diceva che se lo voleva trovare doveva andare vicino ad un pero selvatico, lì vicino. Svegliatosi ci andò e trovò il suo amico morto.

Nella nostra cultura esiste l’angelo custode, che in altre culture si chiama spirito guida: siete sicuri di non averne mai avvertito la presenza vicino a voi? Io personalmente sì, molte volte mi sono sentito protetto in situazioni di pericolo, ed da quando ho capito che era lui  ho cominciato a ringraziarlo.

Molte concezioni sugli spiriti si rifanno all’animismo, cioè la credenza che attribuisce un’anima a tutti e a tutto, anche agli oggetti, per cui si pensa che tutto conservi una traccia del passato in sé. Ma lo spiritismo vero e proprio nato nell’800, è ancora molto di moda. Con le catene fatte con le mani sul tavolino, o col bicchiere capovolto c’è chi prova a richiamare le anime dei morti. Ma non conviene provarci, si rischiano esperienze sgradevoli.

Esistono poi anche spiriti angelici o diabolici, folletti, che sono esseri che non si vedono né si toccano e che si trovano dappertutto e che vivono in dimensioni parallele alla nostra vita, ma che con la vita dell’uomo si intrecciano volentieri. Tra questi senz’altro il nostro “Munachicchie”, famoso per i dispetti e gli scherzi che gli piace fare, come quello di piazzarsi sullo stomaco di qualcuno durante la notte e rendere difficile il sonno e la digestione, ma per evitare equivoci sarebbe meglio ricordarsi del pasto consumato la sera prima, magari si è esagerato. Qualcuno pensa che si tratti di anime di bambini morti senza battesimo, per cui non possono raggiungere il Paradiso, ma nemmeno l‘Inferno perché non hanno peccati e restano liberi di girare tra cielo e terra. Essendo bimbi prediligono figure materne,  quindi femminili, anche tra gli animali, a cui vanno a fare trecce e nodi. Se vi capita una notte insonne buttate una mano velocissima sullo stomaco pesante, ché, se non si tratta di indigestione, vi potrebbe succedere di afferrare il cappello del nostro munachicchie. Allora strepiterà chiedendolo indietro e voi potrete chiedere in cambio un pentolone pieno d’oro che lui vi farà trovare sotto il letto.

Diciamocelo: la precarietà e la fragilità della condizione umana sulla faccia della terra, la paura del soprannaturale, l’ignoranza dominante ha sempre spinto l’uomo, prima ad attribuire a una deità i fenomeni e quindi prostrarsi in adorazione, poi a cercare di capire e a volte di dominare le forze e le energie sconosciute. Ginosa non poteva fare eccezione, si dice che fosse il paese de le masciàre, dei maghi, persone che pretendono di manipolare forze negative con un insieme di pratiche magiche contro le persone e le cose, ma comunque non come lo stregone che addirittura chiama in aiuto un essere malefico soprannaturale. Molti erano maghi di magia bianca, che invece è quella che cerca di operare in armonia e di creare sintonie positive con il creato e gli spiriti del bene: protegge le persone, allontana i temporali, toglie i vermi dall’intestino, fa venire l’appetito, magari si occupa di divinazione, di lettura del futuro, abbiamo ancora un mago televisivo ginosino, e anche un po’ di medicina naturale, che per secoli non ha avuto alternative.

Ciò che ha fatto grande l’uomo è stata la sua curiosità, la sua voglia di sapere e di fare, di crescere. E’ il segreto del progresso che ci ha portati all’epoca, checchè se ne dica, più felice e più ricca della storia dell’umanità. Non c’è da sorprendersi, né condannare il desiderio di conoscere e di avere a che fare anche l’imperscrutabile, la magia dà almeno l’impressione di poterlo fare, però stiamoci attenti.

( Festa du munachicchie 2015 )                                                                                                                          

                                                                                                                                                   Michele GALANTE (2015)

                                                                                                                                                     www.michelegalante.it

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