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ANCORA sul CROLLO di via Burrone

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L’articolo di Nicola Natale sul Quotidiano di Puglia dell’11 novembre 2016 riporta l’attenzione sul crollo di via Matrice del 21 gennaio 2014, facendoci ripiombare nell’incertezza. Dice Natale che vi sarebbero due tesi contrapposte sulle cause del crollo, una sponsorizzata dalla vecchia amministrazione, che attribuisce le cause alle alluvioni del 2013 e al normale degrado delle pareti calcarenitiche. La seconda, ma è solo una voce molto diffusa, mai accertata, come risultato di lavori edilizi all’interno di una casa grotta sita esattamente sotto il crollo. A tre anni dal crollo stiamo ancora ai si dice circa le cause del crollo. Altra polemica, dice Natale, riguarda le usucapioni effettuate in zona, per non so quale vizio amministrativo.

Apprendiamo anche che: La Giampetruzzi s.r.l. di Santeramo “dovrà presentare una variante che riguarda la prima parte dei lavori, quella che riguarda la rimozione delle macerie” che tutti pensavamo conclusa, ma è sicuramente positivo che per la seconda parte dell’appalto si cerchi una “soluzione migliore di quella finora trovata”, ciò per evitare “un consolidamento invasivo”, cioè colate di cemento e muri di contenimento che alterino il profilo geomorfologico del costone sottostante via Matrice, ed è comprensibile che “I sei livelli di grotta nel tratto crollato” sarebbero ancora “in situazione critica, con strati tufacei divisi da pochi centimetri, bisognerà fare altre demolizioni e quindi causare ulteriori ritardi nel completamento dei lavori. Non ci sorprendono gli imprevisti, vanno sempre messi in conto in queste faccende. 

Quello che rimane da capire è se finalmente è stata pensata una sequenza logica di azioni e decisioni, e su cosa sia basata. Perché deve essere chiaro che qualunque iter si voglia seguire deve necessariamente essere basata su dati di fatto accertate secondo canoni certificati e non su convinzioni o opinioni non suffragate da certezze scientifiche. E il dato di fatto fondamentale è la conoscenza delle cause del crollo, indispensabile per qualunque passo successivo, per cui da profani ci viene da pensare che se le cause fossero limitate al punto del crollo sarebbe più semplice revocare qualche ordinanza di sgombero e dare un segnale di attenzione a chi sta pagando sulla propria pelle ritardi politici. 

In altre parole non basta essere convinti o credere che la causa del crollo sia stata l’alluvione del 2013, occorre dimostrarlo. Allora ci si chiede: esiste uno studio geologico/ingegneristico con relativa relazione tecnica depositata che ci spieghi cosa è successo alle 13.15 del 21 gennaio 2014 in via Burrone? E ancora: si è fatta una indagine amministrativa sulla situazione esistente al momento del crollo, sui lavori (pubblici e privati, legali o abusivi) in corso o conclusi, la cui conoscenza può aiutare a spiegare il fatto? Sembra proprio di no. 

Esistono le indagini effettuate dalla ditta per la sicurezza del cantiere come da progetto, e una perizia ordinata dal tribunale nell’interesse di privati, ma non c’è ancora una indagine tecnica sulle cause del crollo (richiesta tra l’altro dalla Protezione Civile dopo la sospensione del vecchio progetto) disposta dal Comune di Ginosa come diretto interessato, fatto da tecnici di fiducia del sindaco, che spieghi una volta per tutte cosa è successo e cosa fare, per poter finalmente predisporre un progetto che una volta approvato dai vari enti che si devono esprimere, venga finalmente appaltato. Indugiare su questo passo è solo una perdita di tempo. 

Come una incomprensibile perdita di tempo, è cercare di coinvolgere nel processo decisionali enti che non hanno alcun potere decisionale, cui è riservato solo il diritto di esprimere un parere di compatibilità con i vincoli di cui sono custodi, ma è il sindaco, il comune, che ha l’interesse alla stesura e alla realizzazione di un progetto nell’interesse dei ginosini, che riporti lo stato dei luoghi il più possibile vicino allo status quo ante. 

 

 

Novembre 2016

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