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Buen CAMINO un libro di Bruno Galante

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Ne avevo sentito parlare ma non avevo mai approfondito. Devo ringraziare Bruno Galante che con il suo libro "Buen Camino", mi ha aperto una importante finestra su un fenomeno ultramillenario, ricco di storia e di eventi, che merita di essere conosciuto.

Buen Camino è il racconto giornaliero del pellegrinaggio che Bruno ha fatto a giugno del '05 in seguito a una decisione forse più professionale, più giornalistica che di ricerca introspettiva e spirituale, ma lungo il percorso assumerà una tinta evocativa e meditativa.

Santiago de Compostela sorge a pochi chilometri dall'Atlantico, in Galizia, nel nord-ovest della Spagna, dove per i Romani finiva la Terra. Prende il nome dall'Apostolo Giacomo (Iago in spagnolo) evangelizzatore dell'Iberia, il cui corpo martirizzato fu ritrovato grazie ad una cascata di stelle in un campo (campus stellae, da cui Compostela) e da allora, era l'anno 813, meta di pellegrinaggi alla pari di roma e Gerusalemma. Con la differenza che la tradizione del pellegrinaggio a piedi verso Santiago non si è mai interrotta, conservando tutta la forza del suo richiamo spirituale, mantenendo e sviluppando i tracciati che nel frattempo si sono arricchiti di chiese, monasteri, case di accoglienza per pellegrini, economiche e pienamente funzionanti, i cosidetti "albergues". 

Docilmente Bruno si disopone al pellegrinaggio preparandosi con cura. E con animo sereno affronta il viaggio cominciandosi a chiedere: "Ma che cosa spinge questi non più ragazzini a star lontano dalle comodità domestiche e a fare delle libere scelte che comportano oneri e privazioni?"

I percorsi storici sono diversi e possono essere di lunghezze differenti, dipende dalla località di partenza, fino a 940 km se si parte da Roncisvalle ai piedi dei Pirenei. Con in mano la "Credencial" che vidimata ad ogni sosta certificherà per la vita l'avvenuto Camino, Bruno si avvia sul percorso che da Leon lo porterà a Santiago de Compostela, percorrendo 250 km. Osserva Bruno che: "Il Camino sta assumendo per la Cristianità del XXI secolo lo stesso significato che aveva nel Medioevo, c'è un ritorno al passato e una voglia di recuperare valori cristiani e morali che negli ultimi decenni sono stati trascurati."

L'idea gli viene in un primo viaggio in Spagna dove scopre la tradizione, quasi per caso, del pellegrinaggio al Santuario di Santiago de Compostela. Migliaia di persone con fare umile e aria dimessa muniti di bastone e zainetto, la moderna bisaccia, percorrono centinaia di kilometri a piedi per andare dal santo matamoros. Sveglia a ore anrelucane, marce defatiganti, vesciche ai piedi, dolori alle gambe ma non conta la sofferenza e le difficoltà; la volontà di raggiundere la meta è superiore a tutto il resto. E' un cammino spirituale utile alla crescita interiore del pelegrino che si persegue anche attraverso la prova fisica: "(...) Entro nel vivo del Camino - scrive Bruno - e comincio a comprendere i significati e le ragioni di questo percorso di natura religioso, cattolica e cristiana, intuisco cosa spinge migliaia di persone ad affrontare asprezze e sudore sempre col sorriso sulle labbra e con la serenità nell'animo." Chi fa il pellegrinaggio in genere è alla ricerca di una risposta al bisogno di assoluto, una ricerca di interiorità e spiritualità che colpisce nel mezzo del cammin di nostra vita, o giù di lì,(ma anche molitissimi giovani), quando la grande massa di ricordi porta alla loro rivisitazione in chiave autocritica, alla ricerca di una pace interiore che si raggiunge facendo i conti con sè stessi. Allora tornano a galla i precetti imparati da piccoli e messi da parte per non sopportare gli intralci  della coscienza. Ad un certo punto però la coscienza riemerge, ti tallona e ti chiede ragione della tua vita, di quello che hai fatto e non dovevi fare, e di quello che non hai fatto e che dovevi fare. E' Una ricerca di verità: "Mi chiedo per quale motivo sono venuto, dice Bruno, perchè continuo a soffrire (....) (....) durante queste marce sei solo con te stesso, ti guardi dentro, ti spieghi, ragioni serenamente e ti convinci. Prendi in esame tutte le pagine della tua vita (...) Forse è questo uno dei misteri e delle attrazioni del camino: l'utilizzo di uno specchio gigante che mostra l'esatta immagine e dimensione di te stesso. (....) Perchè comprendi la rilevanza che assume il potersi guardare con calma e abiettività in uno specchio gigante che non modifica la tua realtà, quale che sia, bella o brutta, dolce o amara."

Intorno a sè Bruno vede uomini e donne che con animo contrito alla ricerca di sè stessi e delle ragioni della propria esistenza, marciando verso Santiago finalmente possono lasciarsi andare ad una attività di introspezione lunga e tenera, che addolcisce l'anima e leviga la corazza con la quale, cozzando e speronando, hanno attraversato la vita. Il Buen Camino, in definitiva, altro non è che un desiderio di rinascita, un bisogno di espiazione, un atto di purificazione.

La fatica è enorme e Bruno è preso da un miraggio, o forse una visione, o una allucinazione e si chiede se ce la farà, se non sarebbe il caso di prendere un mezzo pubblico per Santiago. Ma a Santiago ci arriva, a piedi. L'arrivo è altamente appagante per l'immensa gioia che dà, per la mutua consolazione tra pellegrini solidali, dispiaciuti di doversi lasciare.

Dice Bruno: (...) Un po' mi dispiace di essere giunto a destinazione, ... è una delle cose più belle che io abbia fatto nella mia vita, una delle più gratificanti ed emozionanti, coinvolgente sotto tutti i punti di vista. Perchè alle tante domande postemi e per le quali domande ero venuto in Spagna, delle risposte sono giunte, e che sarebbero pervenute ne ero convinto sin dal primo momento in cui ho messo piede a Leon."

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Il libro, puntuale nella cronaca del viaggio, scorre abbastanza piano nello stile e veloce nella lettura, ma alla fine  lascia nel lettore un senso di inappagamento. La lettura infatti crea l'attesa della svolta, per tutta la sua durata ti prepara al momento apicale che non arriva, senti che la ritrosia, il pudore dei sentimenti sta per cedere alla piena conversione, attendi l'analisi introspettiva del vissuto che darà un senso compiuto all'esperienza, portando all'estasi e alla pace del cuore.  Ma alla fine quel desiderio di lettura autocritica di sè sembra rimanere inespresso, come se la ritrosia e le remore, o forse solamente il pudore, abbiano impedito di scavare nel profondo e di svelarsi rispondendo alle domande cui l'autore cercava risposte. Tutto ciò, però, non toglie il piacere di una buona lettura e della scperta di un mondo pieno di consolante positività.

Colpisce, infine, l'osservazione che Bruno fa ad un certo punto del discorso: gli capita di incontrare cattolici di mezzo mondo, tanti italiani di tante regioni, ma praticamente assenti i meridionali. Sarà ancora un segno di marginalità delle nostre regioni, un rimanere ai confini: anche della spiritualità?

Chissà, auguriamoci allora che la lettura del libro di Bruno Galante induca qualcuno a compiere il viaggio e così ridurre l'hadicap. Può essere un'idea per le vacanze di quest'anno. E allora Buen Camino a tutti!

 

scritto nel 2006

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