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CASSANDRA

 

I due elettori del mio blog si sono già fatti un’idea di quello che penso circa i rischi che corre la nostra cultura, la nostra storia, la nostra identità e, non lo nascondo, la nostra stessa vita. Qualcuno mi ha definito una cassandra, uno cioè che vede un futuro di  sciagure.

Mentre la globalizzazione per raggiungere i suoi scopi di concentrare il potere in poche mani, quelle di un grande fratello (americano), procura di rendere schiavi i cittadini (europei) consapevoli dei loro diritti, togliendogli ogni velleità libertaria e identitaria, come raccontiamo in altro blog, su un altro fronte, quello dell’immigrazione incontrollata si prepara il terreno ad una presa del potere di forze estranee alla nostra cultura e storia. Due fenomeni paralleli ma convergenti sull’obiettivo della eliminazione della civiltà su base cristiana erede di quella greco-romana che conosciamo. 

In Italia è schierato un esercito jihadista possente, per il momento dormiente. Tutti lo intuiscono, ma nessuno, forse per scaramanzia ne parla, tutti parlano di altre cose, chi getta grida di allarme viene deriso, ci si deve occupare di effimero. 

Prevedere la fine della nostra civiltà, in fin dei conti, non è difficile, basta guardare quello che succede, i continui sbarchi di giovani maschi, interi quartieri sono sottomessi da stranieri violenti che impongono la loro legge, che lo stato italiano non sa, non può o non vuole contrastare, non ha strumenti, mentre continuano ad arrivare pseudo rifugiati. Le nostre leggi sono troppo garantiste, fatte per un paese che non c’è.

L’unica incertezza è sulle modalità e sui tempi della fine di questa civiltà, se sarà più o meno morbida e progressiva, grazie ad una eventuale legge sullo jus soli che consentirebbe nel giro di pochi anni la costituzione di un partito islamista del 25% che si metta d’accordo col PD, o se sarà violenta e veloce per l’impazienza di taluni di vedere i cammelli entrare in S. Pietro. 

Pertanto non ci si sorprenda per le mie visioni tragiche. Quello che sorprende è che le mie visioni catastrofiche sono viste anche in America, dove non hanno i nostri problemi, certo non temono un’invasione ma, chi può, ed è informato, si prepara ad eventi catastrofici. 

Lo dice Internazionale   del 28 luglio 2017 in un articolo preso dal New Yorker, e racconta che molte delle persone più ricche degli Stati Uniti, nella Silicon Valley e a Wall street, temono l’arrivo di una catastrofe o di una rivoluzione. Sono spaventati dal rischio di “un momentaneo collasso del governo e delle istituzioni”. Americane, non italiane, non so se mi spiego, e non c’era ancora Trump. 

Il fenomeno italiano/europeo è diverso per motivazioni da quello americano, in Italia è abbastanza generalizzato e nasce dalla convinzione che le autorità non vogliano e non possano fermare il declino, mentre in America è solo la classe alta che teme la fine del mondo, forse sono più informati, stanno nelle stanze dove si decide e sanno quanto fragili siano gli equilibri economico-politico-finanziario che la crisi ha creato e che, evidentemente, non risparmiano nessuno. Pensano di mettersi al sicuro in paesi sicuri, come l’Australia o la Nuova Zelanda, o addirittura in rifugi sotterranei a 5 stelle. Scappi chi può.

dicembre 2017 

 

 

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