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A COME AMORE un libro di Michele Pacciana

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A COME AMORE

L'handicap raccontato a mia madre

 

 

Sono spastico dalla nascita, non ho mai provato particolare angoscia per la mia condizione, forse perché non conosco una vita diversa da questa. E tutto quello che faccio è una conquista. Anche se le conquiste costano. L'unica angoscia che sentivo, fin da bambino, era quella degli altri, proiettata su di me, quando mi guardavano. Ma poi passava. (…) Io non mi considero handicappato.

E' tutto qui il pensiero e il messaggio di Michele Pacciano che scrivendo A COME AMORE, un documento testimonianza, pubblicato da Armando Editore in uscita questi giorni, di cui l'autore mi ha fatto gradito dono, nel quale ha riassunto la sua esperienza, la sua filosofia di vita e la sua visione della vita da cosiddetto handicappato come un grido di amore e di ringraziamento per sua madre Rina.

La prima volta che ha intuito la sua diversità fu quando un prete gli disse “Non preoccuparti figliolo, nonostante tutto Dio ti ama” “Nonostante cosa padre?” La diversità come proiezione delle angosce degli altri, dunque, perché sono gli altri, i loro sguardi, la loro commiserazione, il loro pietismo che crea la diversità, semplicemente. Diversità che Michele affronta prendendone atto con naturalezza, fortificato dall'amore dei genitori che gli danno la serenità per affrontare una vita che presenterà difficoltà ad ogni passo, ma che Michele affronta con l'orgoglio della sua consapevolezza e della sua intelligenza.

Il leit-motiv del volume dunque è l'orgoglio. E' l'orgoglio di chi vive la sua normalità accettandola e accettandosi interamente. Sorprendendosi e ridendo per gli atteggiamenti pietistici di chi lo compatisce, ironizzando sulle proprie difficoltà, sfidando se stesso e la natura che gli rende le cose difficili. Prendere il treno, andare a cinema, lavorare, uscire di casa, camminare. Tutto è più complicato per un handicappato. Il racconto di Michele si dipana a partire dalla nascita di un bimbo sanissimo, anche se nato precoce, alla tetraparesi spastica e fino ai giorni nostri ordinando il lavoro attraverso una serie di capitoli che suddividono la storia del suo handicap nel rapporto con la famiglia, con la scuola, la religione, le donne, l'amore, i soldi, i viaggi, il lavoro, la vita di tutti i giorni, le amicizie, ecc....

Leggendo ti rendi conto che se c'è qualcuno da compatire è il “normale”, quello che di fronte ad un portatore di handicap fa cose strane, dice baggianate cadendo in luoghi comuni stupidi e offensivi, quelli che per consolarlo gli dicono che “lui è bello dentro”. Sono quelli che hanno la sindrome dello zoo perché commiserando quelli che stanno oltre le sbarre non si accorgono di essere loro dentro la gabbia. La gabbia del loro conformismo arrogante, del pietismo e della commiserazione che serve solo a loro stessi per sentirsi fortunati di non essere come quelli là. Nel suo scritto Michele fa giustizia di questi luoghi comuni, impartendo una lezione di vita imperdibile.

Il volume si legge d'un fiato, non solo perché conta solo 75 pagine, ma perché non ti consente di staccare gli occhi se non dopo essere arrivati all'ultima pagina.

 

 

Scritto il 9 marzo 2010