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I TRE TENORI

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 Ci risiamo. La sera del 23 novembre 2017, ci siamo portati con buona voglia al teatro comunale Alcanices per l’evento programmato: Concerto lirico a Tre tenori, sulla scia dei più famosi Pavarotti, Domingo e Carreras, in un programma molto ricco che prevedeva le principali arie di opere liriche seguite dal canzoniere napoletano, si sono esibiti Nicola Malagnini, Roberto Cervellera, Luigi Cutrone.

Nicola Malagnini è il tenore ginosino che sono convinto valga la pena di seguire perché ha intrapreso un percorso di studi apprezzabile. Dal tempo in cui faceva l’urlatore cantando in piazza O sole mio a squarciagola e senza un minimo di arte, ha fatto molta strada, è diventato un cantante apprezzabile. Certo non vuole farci dimenticare Pavarotti, ma il suo canto è diventato professionale, merita fiducia. La serata parte subito con i brani lirici più popolari in esecuzioni accettabili. Scopriamo che un secondo tenore è reduce da un raffreddore con tosse che lo condiziona e il terzo tenore ci sembra anch’esso un po’ spompato, tanto che verso la fine sembra cantare gli ultimi pezzi in playback, ma non stiamo a giudicare, non stiamo mica alla Scala!

I volumi degli altoparlanti sono a palla, creano eco e rimbombi mentre il pianoforte prevale sulle voci dei cantanti, dà fastidio ma pazienza, andiamo avanti.

La presentatrice da parte sua, una ginosina che vive a San Giorgio J., si qualifica come donna dello spettacolo,   indossa un vestito da gran soirée dallo spacco intrigante e una coroncina sulla fronte che incornicia i capelli neri in una acconciatura offerta dallo sponsor parrucchiere, conduce la serata profondendosi in devoti inchini ai cantanti, ogni volta che le passano davanti, sembra un po’ fuori misura. Ma non possiamo avere tutto.  

Il palco ad un certo punto viene popolato da modelle in abito da sposa che si muovono sul palco come ectoplasmi, gesticolando strano, scendono in sala e fanno il periplo della sala per tornare sul palco, una viene intervistata, ma era meglio di no, in più due bambine fanno quattro passi di danza ruotando un nastro colorato, tenere ma goffe, il palco non ne guadagna.

La serata ormai appare un po’ kirsch, il parterre è scarso, sia in qualità che in quantità, in massima parte sponsor ginosini e forestieri, qualcuno che elevava il livello culturale degli astanti non ce la fa più, si alza e se ne va. Si va verso la fine, con cantanti sfiatati e poco affiatati, in un crescendo di provincialismo becero, dalla presentatrice ruffiana, alle ectomodelle fin quando il presidente di una associazione che non so, viene invitato a salire sul palco e ad esibirsi in un VINCERO’ che fa perdere di valore tutto quello che di buono era stato fatto. E che cazzo! Basta, me ne vado!

Novembre 2017

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