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IL FUTURO di GINOSA

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 Forse per la prima volta nella storia, Ginosa ha davanti a sé un futuro che ci guarda con simpatia, una prospettiva promettente che può dare una svolta radicale al paese. Di cosa parliamo? Ovviamente della nostra gravina, del centro storico, della nostra cucina, di nostri paesaggi, del nostro ambiente, del nostro modo di fare ospitalità, che possono farci fare un salto di qualità nell’economia del territorio attraverso il turismo. Quelle vecchie pietre che ci ricordano un triste passato, possono essere il nostro più roseo futuro.

E’ sorprendente l’entusiasmo che i turisti mostrano dopo aver visitato quel poco che riescono a visitare delle nostre cose, date le difficoltà, il limiti morfologici e quelli organizzativi che abbiamo che impediscono visite complete e compiute.  Spesso mi sono sentito dire che i ginosini sono belle persone, che accolgono in modo familiare, senza atteggiarsi, in maniera serena e disinteressata, mettono a proprio agio, sono gentili. Piacciamo insomma, così some siamo. Ormai tutti i giorni arrivano turisti che dopo due giorni a Matera vogliono vedere altro e le stesse agenzie li indirizzano a Ginosa. E’ un flusso che può solo aumentare e portarci quella ricchezza che ci può cambiare la vita. E non vanno via scontenti, nonostante tutto, perché vedono cose diverse. La nostra gravina è più bella di quella di Matera perché possiamo mostrare agli ospiti gli insediamenti rupestri nella loro struttura e nel loro organizzazione sociale: i forni, le scalette, le cisterne, le vie dell’acqua come erano nel medioevo. E i turisti ce lo dicono, è più bella Ginosa di Matera, di cui possiamo ben definirci la sorella maggiore.

C’è un momento però in cui ti si stringe il cuore, quando ci dicono: ma perché la tenete così? Già, perché?

Diciamoci la verità, il problema sono i ginosini, semplicemente. Quello che ci impedisce di volare siamo noi stessi, la nostra cultura, direi il nostro DNA. Il nostro futuro è nelle nostre mani. Smettiamola di implorare interventi dall’alto o da fuori, tocca a noi, spetta a noi l’iniziativa.

Che cosa ci impedisce di fare le cose giuste? Tutti si sentono vittima dell’inerzia delle istituzioni che dormono, che dovrebbero fare questo e quello. Ma l’iniziativa dei ginosini è latitante. Chi deve agire? I ginosini che fanno?

I ginosini attendono. Attendono che succeda qualcosa, forse un miracolo, che qualcun’altro si decida. Gli amministratori aspettano i finanziamenti da spendere per poter poi inaugurare qualcosa e abbandonarla il giorno dopo, i cittadini tutti attendono che si creino le condizioni e non fanno nulla. Non fanno nulla i proprietari di immobili nel centro storico, perché mai sia rischiare, salvo chiedere la luna nel pozzo se qualcuno gli chiede di vendere.  Non fanno nulla coloro che avrebbero da investire capitali che restano a farsi erodere dalle banche. Non fanno nulla le associazioni che vivono di sé stesse e di vacuo protagonismo. Tutti si appellano, nessuno agisce. 

Perciò la nostra offerta turistica stenta a formarsi, il nostro centro storico non è attrezzato, ci sono pochi locali, nessun negozio, non ci sono percorsi consigliati e protetti, non ci sono indicazioni, non ci sono punti di ristoro, non c’è gestione di sevizi turistici moderni, non c’è cura del territorio, non c’è gestione, non c’è rete, non ci sono servizi. Siamo abituati al piccolo cabotaggio, al giorno per giorno, all’improvvisazione, alle iniziative estemporanee fini a se stesse e al protagonismo provinciale di chi l’organizza. Non c’è un programma di sviluppo, di promozione di ampio orizzonte, in una parola non c’è una visione su quello che si vuole Ginosa diventi nel tempo.

Abbiamo bisogno di una visione che ci dia un obiettivo, un modello, e che sia alto. A Laterza è bastato che il sindaco dicesse che Laterza deve diventare il paese della cultura e del turismo perché tutti i laertini sapessero in quale direzione muoversi, la stagione estiva laertina è superlativa. Io temo che la prossima stagione estiva ginosina sarà come quelle passate: fatta qualche eccezione, un insieme di manifestazioni di bassa lega proposte da gruppi e associazioni, perché l’approccio autarchico della nuova amministrazione non promette bene.

postato il 18 aprile 2018

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