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IL MATRIMONIO

 IL MATRIMONIO

Si è fatto un gran discutere sul decreto approvato al Senato sui pruriti incivili, e per farlo passare si è dovuto stralciare la stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner, di cui si riparlerà in un altro decreto futuro che sarà messo sul piatto quando bisognerà distogliere l’attenzione della pubblica opinione dalle porcate governative.

Il “diritto” di fondo perseguito con maggior tenacia è quello della parificazione delle unioni civili al matrimonio. I gay, le lesbiche, i transessuali, bisessuali vogliono sposarsi tra persone dello stesso sesso, fare famiglia adottare bambini, proprio come le famiglie vere, ma gli è vietato. Non credo che ambiscano al matrimonio come convenzione sociale utile agli interessi dello Stato, perché l’interesse dello Stato è quello della procreazione. In realtà il matrimonio per loro non è un valore in sé, allora perché ci tengono tanto?

Su un altro fronte, quello della convivenza etero, ci sono decine di migliaia di coppie che stanno insieme, per anni, fanno figli, condividono la casa, il tempo, i problemi della vita di tutti i giorni, possono sposarsi e fare famiglia regolarmente, ma non lo fanno, rifiutano il matrimonio perché lo considerano un arcaicismo sociale, un istituto troppo vincolante, vogliono rimanere liberi di andare e venire.

Le cose della vita: quelli non possono sposarsi e lo vorrebbero, questi possono sposarsi e non lo vogliono. Una dicotomia skizoide. Li unisce una sola cosa: il rifiuto delle regole e delle convenzioni. Gli uni e gli altri vogliono una società liquida, fatta di visioni del mondo e della vita in un indistinto titillamento pulsionale che si pretende legalizzato e protetto dalle leggi dello Stato, il riconoscimento per legge del desiderio individuale quale fonte della libertà e del diritto slegato da doveri e responsabilità nei confronti della società e della vita. In definitiva trasformare interamente la nozione di famiglia, renderla fluida, soggettivarla come fa comodo a ciascuno, a ciascuno la famiglia che desidera.

Immaginare il diritto di famiglia come legalizzazione di tutti i pruriti individuali può portare lontano, apre le porte alla fantasia.

La libertà di fare sesso con i bambini è già stata proposta, perché negare ai bambini il “diritto” alla gioia del sesso? E perché non le unioni tra consanguinei: perché non possono unirsi padri e figlie, madri i figli, fratelli e sorelle, suoceri e nuore e generi, nonni e nipoti? Una volta accolto il principio della soggettivazione delle unioni secondo i comodi di ciascuno, nulla potrà impedirlo e avremo disceso un altro gradino verso la barbarie.                        Marzo 2016

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