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LA FINE DEL MONDO (1)

Siamo in 13 alla tavola a celebrare il Natalone, un numero che non ha alcun significato, almeno per me e per il mio scetticismo, ma ci divertiamo sulla fine del mondo maya appena scampata. C’è una nonna, tre coppie di genitori, sei giovani tra maschi e femmine in età compresa tra 27 e 35 anni. Da anni il rito si ripete, è sempre lo stesso, non ci sono elementi di vera novità, le persone sono le stesse, la conversazione già sentita, i problemi già raccontati, la situazione è stanca e ferma. Ogni Natale i genitori si trovano un po’ più canuti, i figli non sono più bambini ma adulti ormai maturi con i capelli brizzolati e calvizie incipienti che segnano il passare degli anni anche per la loro giovinezza. Sembra tutto normale ma c’è un senso di vuoto che aleggia intorno al tavolo per un motivo molto semplice: non ci sono bambini. In base all’età dei giovani ci potrebbero essere anche 10 bambini tra i nostri piedi, nelle culle e nei carrozzini, invece non ce n’è uno che sia UNO. I giovani non hanno il posto fisso, non ce l’ha più nessuno, ma riescono a sbarcare il lunario e potrebbero dare una svolta alla loro vita mettendo su famiglia, ma non ci pensano nemmeno, la crisi è un ottimo alibi. La loro vita è fatta di spensieratezza, la notte è fatta per vagare, i pochi soldi per essere spesi, non c’è posto per famiglia e figli.

La tragedia di queste generazioni non è solo la mancanza di lavoro, ma anche la mancanza di ruolo da svolgere nella vita, e la mancanza di consapevolezza sulla loro condizione. Stanno tutti sulla tolda del Titanic che affonda, e loro ballano. Già con il figlio unico ad ogni generazione ci si dimezza, senza figli ci si spegne. Tra trent’anni non ci saranno più italiani, il mondo che vivranno i nostri nipoti (se ne avremo) sarà indiano, pakistano, rumeno, musulmano, cinese, ucraino, africano, sudamericano e chissà cos’altro ancora. I nuovi italiani si chiederanno chi era Dante, chi era Garibaldi, si chiederanno perché mai i nostri antenati sono andati a morire per difendere i confini d'Italia, la loro identità e la loro cultura. Nessuno lo dice, nessuno sembra farci caso, ma è così che si spegne un mondo, una civiltà declina e si esaurisce, si estingue nell'indifferenza, e questa nostra civiltà ha superato il punto di non ritorno, verso l’abisso. La fine del Mondo, del nostro mondo, è arrivata.

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