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La RAGIONEVOLE CERTEZZA (tra Azzeccagarbugli e don Abbondio)

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Venerdì 9 dicembre scorso, ancora una volta rappresentanti dell’Ufficio Tecnico con l’ausilio dell’Arma dei Carabinieri, nella persona del comandante di compagnia e quello di stazione, avendo sperimentato altri tentativi tramite i VVUU, e in passato scomodando anche il parroco, di convincere le quattro famiglie che, disperate, sono rientrate nelle loro case dopo mesi di fitto promesso e non pagato dal Comune, perché si dovrebbe riprendere il lavoro di messa in sicurezza del cantiere, cosa che a detta dei tecnici non si può fare se l’area cantierizzata non è completamente sgombra. Ancora una volta il serpente si morde la coda.

Nell’attesa di verificare se, a tre anni dall’evento, le cause del crollo siano mai state accertate scientificamente da geotecnici qualificati e se è normale che la gestione delle operazioni, dalla verifica delle cause del crollo alla supervisione dei lavori siano in mano ad un ingegnere meccanico e a un architetto, mi viene da fare alcune considerazioni sulla situazione degli sgomberi.

Nella mia esperienza di pubblico ufficiale come comandante di un ente militare, ho imparato che esiste il principio della Ragionevole Certezza. Non tutto e non sempre può essere perfettamente certificato, o perfettamente aderente ai regolamenti o alle leggi, perché non esiste il PARAMOUNT cioè la assoluta certezza in qualsiasi campo, non sempre si può ottenere la perfezione o il top perché il percorso non è sempre libero da ostacoli, da impedimenti di qualsiasi genere, fisici o legali, regolamentari o materiali, allora ci si deve avvicinare al paramount ricercando l’OTTIMALE, quello che più si avvicina al massimo secondo un percorso fattibile che consenta di raggiungere l’obiettivo secondo il principio della RAGIONEVOLE CERTEZZA.

Quello che si sta verificando intorno al crollo di via Burrone è esattamente la ricerca del paramount, non ci si accontenta della ragionevole certezza.  Si potrebbe, ma non si revoca l’ordinanza di sgombero del 22 gennaio 2014, la seconda, perché una piccola parte dei lavori e delle verifiche nelle grotte private non si concludono, una revoca che ragionevolmente si può fare e che rappresenterebbe finalmente un segnale di attenzione.

Sul fronte del crollo ci si è fermati davanti alla nuova situazione scoperta con la rimozione delle macerie, caratterizzata da una serie di cavità sconosciute, non tutte in perfetto stato, immagino, ma che sta diventando un problema più grande di quello che è. Se si tiene conto che dopo tre anni dal crollo le case sgomberate non presentano il benché minimo segno di cedimento, una fratturina, una lesioncina quella che sia, se si tiene conto che il muro che costeggiando vico Torto si affaccia sull’area del crollo non presenta alcun segno di frattura o di cedimento, se si tiene conto che il masso graziosamente rimosso al margine del crollo non presentava alcun segno di scostamento, se si tiene conto che le cavità apparse esistevano già da prima sopportando pesi straordinari come la palestra della ex scuola media Carducci, una costruzione enorme che insiste sulle stesse cavità da quarant’anni (quando la abbattiamo?), se si tiene conto che tutto il masso ginosino è caratterizzato da lesioni e fratture di lunghissimo periodo, allora forse si potrebbe concludere che vi sia la RAGIONEVOLE CERTEZZA che i pericoli non siano poi così gravi e così imminenti come si vuole paventare, allora forse si potrebbe dare luogo ai lavori di consolidamento senza costringere le quattro famiglie residenti a sgomberare per l’ennesima volta le loro solidissime case. 

dicembre 2016

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