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La Terra del Rimosso, di Sandro Catucci

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Sandro Catucci, medico psichiatra nostro concittadino che vive a Bari, ha voluto riportare alla memoria dei ginosini la tragedia del 4 novembre del 1922, una tragedia che costò la vita a 5 ginosini, dimenticata dai più anziani e mai conosciuta dai più giovani. Per farlo ha scritto un poema, una cantata in versi che racconta in maniera accorata la vicenda, una cantata presentata in piazza qualche anno fa, ad una festa locale, e ripresentata all’Alcanices la sera del 4 novembre 2017, a 95 anni dai fatti, insieme ad una lettura psicoanalitica del fenomeno del Rimosso, la rimozione come oblio dell’anima.

Possiamo aggiungere di nostro che dopo i fatti del 4 novembre ’22, passata l’ubriacatura iniziale, si ebbe una sorta di ravvedimento privato, i fatti del 4 novembre furono ricordati dalla classe dirigente fascista ginosino con un certo senso di disagio se non di colpa. Quando il clima generale e i sentimenti più moderati consentirono un momento di riflessione, che avvenne in camera caritatis e mai con pubbliche ammissioni, quegli eventi divennero una palla al piede, si evitava di parlarne, la rimozione si rese necessaria.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Ginosa è terra di rimozione. Non solo i fatti del 4 novembre 1922 furono rimossi, ma molti eventi, specialmente quelli di tipo traumatico sono stati rimossi, dall’assalto al comune del 1807 ai tumulti del periodo unitario, dovuti peraltro alle spartizioni delle terre demaniali e non a fervori unitari, il brigantaggio postunitario, fino all’assalto del mulino di Coppola, per finire alla stessa fine del Fascismo che colpì personaggi di poco conto, risparmiando altri dalle mani sporche. Tutte situazioni nelle quali ha prevalso la voglia di dimenticare, di passare oltre, rimuovere. Un fenomeno credo cicatrizzante, non proprio negativo,  necessario alla comunità per riprendere la vita di tutti i giorni senza avvelenarsi l’esistenza.

La cantata, in vernacolo ginosino, è a cura di Franco Pizzulli, medico-attore  che bene rende il phatos che sgorga dalla recitazione. Ma il racconto non è fine a sé stesso, va oltre, vuole indagare il rimosso, la tradizione dell’oralità, la tecnica formulaica della melopea (il lamento funebre di origine arcaica delle nostre nonne)  e sue suggestioni per mostrarci l’anima del mondo contadino che di oralità, di formule formulaiche  e di melopea si nutriva. Rileggere gli avvenimenti di una piccola comunità come Ginosa agli inizi del novecento, dscrive Catucci, può servire a riflettere sui meccanismi che si presentano con una certa regolarità ogni volta che violenza e intolleranza prevalgono sulla ragione.   

Belle le immagini di Nunzio Fucci, ma una sorprende in modo particolare: le nuvolette che vengono fuori dalla finestra dell’esplosione sorridono felici, sembrano irridere, a che cosa? Perché? Secondo l’autore il volto beffardo ed enigmatico delle nuvolette sta ad indicare la fascinazione che era nell’aria e nell’animo della comunità ginosina. Il parere dell’autore è dirimente, rappresenta l’interpretazione autentica, che accettiamo anche se il sorriso paffuto e allegro della nuvoletta sembra piuttosto compiaciuto, gli manca il sarcasmo, la magia, l’enigma.

L’evento è stato organizzato con l’aiuto del circolo ARCI di Ginosa, un’associazione che ha al suo novero molte buone iniziative, ma che rimane dichiaratamente schierata politicamente a sinistra, e che non perde occasione per sottolinearlo. Anche quando non vorrebbe o non dovrebbe, come nel caso dell’evento di cui parliamo. Non bastava l’inveterata abitudine, prettamente ginosina, di andare fuori misura ogni volta che si organizza qualche evento, come ho osservato in altre occasioni, riempiendo il palco di una pletora di personaggi marginali, a mio parere, rispetto all’argomento. Rivangando, da parte del moderatore (!) Stefano Giove, una stagione politica ginosina nella quale Catucci era personalmente impegnato come capolista del PCI, per farci sapere quanto quella stagione fu proficua, tanto da incuriosire Berlinguer, che volle sentire come avevano fatto, dalla viva voce del segretario sezionale del PCI di Ginosa, lui, Giove, ha dato alla serata una connotazione politica sgradita e criticata da più parti.

Magari, parlando di fatti storici si poteva, che so, chiamare uno storico, un antropologo, un sociologo, un esperto di fenomeni di massa e, visto che la si buttava in politica, qualcuno che avesse una opinione diversa da quella scontata dei comparenti.  

Novembre 2017

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