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LA ZITA (1) - La Zita D'angelo (2)

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 Non potevano fare eccezione, agli sposi il sesso era consentito solo dopo sposati per cui la prima notte di nozze rimaneva per tutti, o quasi, un'esperienza indimenticabile.

Nel rispetto della tradizione i due giovani sposi non si erano toccati prima delle nozze, forse qualche bacino, una carezza, ma non più di tanto. La festa si svolse secondo i canoni in una delle sale per matrimoni, forse l'Odeon in via Cavour, una sala, sì vabbè, niente altro che un lamione, ma all'epoca era così. Gli ospiti tutti seduti su due file di sedie poste ad anello, tutte intorno alla sala, dove si stazionava seguendo le fasi della festa: l'arrivo degli sposi, gli applausi, l'azzettamento, la distribuzione di un panino consegnato nelle mani degli invitati, poi la distribuzione dei dolci fino ai confetti. Tra una distibuzione, un assaggio e l'altro, il complesso di Nicola o' guercio suonava musiche da ballo alla moda, da Chitarra romana alla Cumparsita, permettendo a chi voleva ballare di farlo secondo un codice di comportamento puntuale. I cavalieri si alzavano dai loro posti, o lasciavano il crocchio degli amici, e si avvicinavano alla ragazza precedentemente puntata che volevano invitare: signorina permetti? O se c'erano i genitori si chiedeva al padre o alla madre: signora posso invitare vostra figlia a ballare? Se la risposta era positiva ecco la coppia che si formava iniziando a ballare sotto mille occhi attenti, se la risposta era negativa, e succedeva, si girava al largo puntando qualcuna di quelle che erano rimaste a sedere. Il culmine della festa si aveva quando qualcuno più capace organizzava la Quadriglia, un ballo tipo tarantella per più coppie, diretta dall'esperto che dava gli ordini ai ballerini in una specie di francese paesano: rullè, girè, danzè,changè una dame. Consegnate le bamboniere, salutati gli ospiti, contati i sodi della donatìa, pagata la sala, finalmente arrivava la gioia della prima notte con le sue dolcezze, le sue scoperte, la bellezza del contatto, e qualche volta delle sorprese.

 Una volta, arrivati finalmente all'atto finale, al momento del godimento, lo sposo che era alla sua prima volta, sorpreso dalla dolcezza del piacere sessuale disse:

- Madonna mè, quande è bèlle, e lei incuriosita chiese:  

- t'è piaciute?

- sine, assè. Quand'é bélle.

- ma jè la prima volde? 

- Sine,e ci le sapève. E a te?

- beh, veraménde l'egghie pruate do o tre volde.

- 'a chi t'è muorte! disse lui, e la cacciò di casa.

LA ZITA D'ANGELO

Ancora oggi si dice rimanere come la zita d'angelo quando si rimane fregati da una sorpresa che non ti aspettavi. La zita si chiamava proprio D'Angelo ed era arrivata al matrimonio in un rapporto col fidanzato che dire conflittuale è poco, era un rapporto teso, pieno di dispetti, di abbandoni e di ritorni, sul filo della paranoia. Il giorno fatidico venne e la zita arrivò in chiesa col viestito bianco regolamentare. Sull'altare fu lasciata dal padre e preso in consegna dal fidanzato che l'aspettava. Il rito ebbe luogo come da tradizione, ma al momento del Si lo sposo rispose NO lasciando tutti, ma sopratutto la zita, nella sorpresa più nera. Da quel giorno chi prende una fregatura inaspettata, e, ovviamente sgradita, dice di essere rimasto come la zita d'angelo. Va detto che poi i due si sposarono, ma fu un matrimonio guerreggiato per tutta la vita.

 

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