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LUNA Park del trastullo e CHI M'HA VISTO?

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 Sabato 22 ottobre nella cantina Calabrese grande evento a doppia valenza. Si celebrava la conclusione del film Chi m’ha visto? e la presentazione del progetto del diCAR dell’Università di Bari chiamato:   “Messa in sicurezza, riqualificazione e rifunzionalizzazione della Gravina a Ginosa. Tessuti abitativi semi-ipogei su versanti in gravina a rischio idrogeologico. Modelli di rinascita economica e culturale: il parco delle eccellenze di Puglia” e presentato da Nico Parisi, del collegio dei docenti di quella università.

La serata è frizzante anche nella sua vitalità, è evidente il piacere, la rilassatezza e l’apprezzamento da parte degli ospiti: in primis i due attori protagonisti principali del film, Beppe Fiorello e Pierfrancesco Favino, il regista , con altre figure minori, che firmano autografi e fanno foto con i fans presenti tra un boccone e l’altro del ricco buffet, e gli ospiti dell’università di Bari e ovviamente i padroni di casa.

C’è da chiedersi cosa hanno in comune i due eventi tanto differenti tra loro se non il comune denominatore, i padroni di casa evidentemente interessati ai due progetti, uno che si conclude e l’altro che si ripropone: il progetto che Tommaso Montanari su Repubblica del 13 dicembre 2014 ebbe a definire “il luna park del trastullo”, progetto che il vecchio sindaco spacciava per: “(…) interventi di ripristino e consolidamento da cui ripartire verso la riqualificazione e il rilancio delle aree del centro antico e della gravina”. In realtà un progetto nato nella mente di qualcuno che si concretizza in alcune tesi di laurea di studenti, al costo di 22.000,00 € a carico della collettività.

Il sindaco Parisi nel suo intervento afferma giustamente di essersi  emozionato nel vedere il filmato di presentazione, un filmato che indugia di personaggi e paesaggi ginosini, un buon trail pubblicitario, ma che poco spiega del progetto. Si comprende che il quartiere, e via Matrice in particolare, viene proposto come vetrina di eccellenze locali, un luogo, fatto esclusivamente di negozi e locali, ideale per quel tipo di progetto, afferma il relatore, perché disabitato, quindi senza l’ostacolo di residenti che possano opporsi, di cui comunque non si mira al reinserimento.

A parte la validità del progetto in sé che come diceva Montanari è opposto al modello Matera che “sta lì a gridare che esiste un’altra strada ed è la ripopolazione del quartiere. Una strada graduale e paziente che punti sull’integrità del territorio e sulla cittadinanza culturale per costruire un futuro sostenibile, esattamente il contrario del sogno di arricchimento veloce e distruttivo, che per la Basilicata è il petrolio, per Ginosa è la cancellazione fisica e l’imbalsamazione commerciale del paese vecchio a luna park del trastullo, rimane da capire perché si pensa, e si spendono soldi, per un progetto di utilizzo finale del centro storico, senza che si sia ancora fatta una indagine tecnica per capire le cause del crollo che non sono ancora conosciute, né una indagine amministrativa per capire quali erano le attività e i lavori in corso, pubblici e privati, legali o abusivi in corso, utili alla comprensione dell’evento.

E’ come pensare di costruire una casa partendo dall’ultimo piano. Una sciocchezza.

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