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MATRIMONI E PRURITI (Serie: I danni del ’68)

Ci sono molti processi di trasformazione della società che vengono a proporsi e ad essere adottati dalla pubblica opinione prima, e dallo Stato poi attraverso le riforme, sull'onda di movimenti di pensiero o di spinte ideologiche spesso incalzanti, fino a diventare ineludibili. Vedi il divorzio, l'aborto, il lavoro minorile, il femminismo, la liberalizzazione sessuale, la tutela dell'infanzia, ecc... Partendo da situazioni concrete meritevoli di attenzione queste trasformazioni, secondo me, quando a regime, provocano spesso più danni che vantaggi, la medicina si rivela peggiore della malattia. Risolvono i problemi (o i pruriti) di poche persone ma non sono utili alla collettività intera. Un'inclinazione, un prurito, una tendenza o un'idea facilmente diventa desiderio, il desiderio diventa bisogno, il bisogno alla fine viene visto come un diritto.

Adesso è la volta delle unioni civili di cui si parla intensamente e che qualcuno vorrebbe riconoscere, secondo il processo di cui abbiamo parlato all'inizio (dal prurito al diritto), fino alla istituzione del matrimonio gay. Qui bisogna distinguere, perchè ci sono persone che vivendo insieme, o anche separatamente, per mutuo soccorso o per motivi di predilezione, vorrebbero riconoscersi reciprocamente dei diritti, non contemplati dal normale diritto di famiglia che riconosce diritti solo per i familiari. Per quanto, io penso, qualunque diritto può benissimo essere attribuito l'un l'altro attraverso atti pubblici (notarili, testamentari), per chi voglia si potrebbe istituire un diritto di predilezione, che consentirebbe a queste persone di riconoscersi reciprocamente dei diritti (come l'accesso all'eredità, la reversibilità della pensione).

Altra cosa sono le unioni tra gay che qualcuno vorrebbe elevare a veri e propri matrimoni tra coniugi, con possibilità di adozione. Lo Stato garantisce sul piano giuridico, attraverso le leggi, quelle posizioni sociali che hanno un risvolto utile o necessario alla società stessa, per cui la qualifica di medico o di ingegnere, per esempio, è garantita legalmente per le conseguenze che le rispettive attività possono avere sulla società. Non serve, ad esempio, agli scrittori o ai pittori le cui attività sono soggettive. Allo stesso modo la famiglia attraverso la procreazione svolge la funzione socialmente necessaria di rinnovo delle generazioni ed è per questo che la famiglia è garantita da uno specifico Diritto. Se tutti, o solo una maggioranza, fossero omosessuali la vita si spegnerebbe in poco più di una generazione.  Il diritto alla felicità accampato dai gay invece, non è riconducibile alla legge ma ai comportamenti, essa non è preclusa a nessuno, è ovvio, ma è legata ai rapporti interpersonali, perchè dice Francesco D'Agostino, presidente dei giuristi cattolici, non è veicolata dal Diritto, rimane soggettiva. 

Senza dire dell'adozione e del "diritto alla genitorialità" pure accampato dai gay, che non esiste, mentre esiste il diritto dei bambini, quello sì, ad avere genitori e una famiglia normale.

Il matrimonio gay non avrebbe quindi per la società nessuna utilità, resterebbe fine a sè stesso, col suo valore simbolico sul piano dell'affettività privata, la società può farne tranquillamente a meno.

P.S. del 14 feb 2013. L'omosessualità va esorcizzata, isolata, perchè il contagio omosessuale equivale alla sterilizzazione genetica.  Fabio Fazio a Sanremo sbandiera l'omosessualità come una conquista della modernità (ma chi l'ha detto?), del progressismo (ma va là!)...  Uno come lui che non conosce nemmeno la differenza tra laico e ateo (vedasi intervista ad Ermanno Olmi), potrà comprendere la differenza tra omosessuale ed eterosessuale? Si augurerebbe figli omosessuali?

P.S. del 10 marzo 2013. Antonio Polito sul Corriere di oggi dice: Tranne che per una parte del mondo gay, il matrimonio non se la passa molto bene. Si sa del calo numerico: in tre anni quarantamila nozze in meno. sempre più forte è la concorrenza di altre forme di vita familiare, dai single ai conviventi, alle coppie di fatto: 12 milioni di italiani, circa il 20% della popolazione, vivono oggi al di fuori della famiglia tradizionale, il doppio di quindici anni fa. Ma quello che si vede meno è la pletora di leggi e regolamenti che in Italia disincentivano a sposarsi. (....) Non ci si sposa più perchè tanto poi ci si separa e lui ci rimette le penne. Risposarsi non conviene nemmeno a lei perchè ci rimettere l'assegno. Tantissimi casi dunque in cui i non sposati stanno meglio degli sposati, meglio rinunciare. Quindi non nascono bambini, quindi siamo condannati all'estinzione. 

 

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