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In morte di Don Gino

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 Tutto è compiuto. Con le parole di Gesù sulla croce rivolte al suo vescovo e ai suoi fratelli, don Gino Galante ha dato l’addio alla vita terrena.

        Si è spento domenica 5 marzo 2017 don Gino Galante, canonico penitenziere del Capitolo diocesano di Matera, secondogenito dei miei fratelli, nato a Ginosa nel 1938. Aveva abbracciato la vocazione sacerdotale negli anni ’50, affascinato dall’immagine dei giovani sacerdoti dell’epoca: don Arcangelo, don Gennaro, don Antonio; fu ordinato sacerdote a luglio del ’65 da mons. Palombella, vescovo di Matera, diocesi della quale Ginosa faceva parte. Prima di approdare a Matera, dove è stato parroco nella parrocchia Maria Madre della Chiesa e a san Pio X in obbedienza al vescovo che lo volle in diocesi, fu educatore e professore di storia e filosofia al seminario superiore di Salerno e vice rettore di quello di Potenza. A Matera divenne presto noto per le sue attività pastorali che richiamavano molti alla spiritualità della fede. Da insegnante di religione nelle scuole medie e al liceo Duni, propose ai suoi allievi di trovarsi ogni mattina in chiesa prima della scuola per commentare il Vangelo del giorno e ricevere l'Eucarestia, in poco tempo si arrivò fino a 120 ragazzi. Molti di loro lo hanno seguito anche da adulti e sicuramente erano in chiesa la sera di lunedì 6 marzo alla messa vespertina e alla veglia di preghiera.

        Incredibile e meravigliosa l’accoglienza dei parrocchiani di don Gino al suo arrivo nella chiesa parrocchiale san Pio  X, dove era stato parroco fino ad ottobre del 2016, era atteso da una moltitudine di persone che ha fatto la fila per dare l’ultimo saluto alla salma nella bara scoperta. Cori, canti, preghiere, sembrava di essere in un santuario ad invocare un santo. Si è resa palpabile la devozione della gente alla persona di don Gino, la commozione evidente e il dolore  si mescolavano alla gioia di averlo conosciuto. Tutti raccontavano della sua unicità di sacerdote, di guida morale, di padre spirituale e della sua capacità di trasmettere la sua semplicità e di rendere sereni i rapporti creando gruppi di persone non solo affiatate, ma capaci di amore reciproco. In qualche modo li ho invidiati perché il loro rapporto con mio fratello Gino è stato più profondo del nostro di fratelli che è stato prevalentemente di tipo familiare, per quanto speciale per la gioia che ci dava avere un fratello sacerdote; la stessa gioia dei nostri genitori, Vito e Maria.

. Loro, i parrocchiani hanno conosciuto e hanno condiviso un don Gino diverso, padre e guida sempre presente, disponibile, aperto alle esigenze del popolo di Dio e ai bisogni della Chiesa..

         Hanno portato il loro cordoglio anche i Pastori della Chiesa Evangelica e di quella Battista di Matera che avevano avuto modo di apprezzare la sua apertura ecumenica verso le Chiese cristiane separate, come componente del GRIS.

          Parlando con i suoi catechisti, gli ho detto di considerarsi fortunati per il lor privilegiato rapporto con lui, raccomandandogli di non disperdere il patrimonio di amore cumulato fino ad oggi e gli rinnovo l’invito: la perdita della guida spirituale non deve fargli perdere la carica positiva che anima i vari gruppi parrocchiali, devono continuare il suo esempio, rafforzare le motivazioni della loro fedeltà e mantenere alta la spiritualità che aleggia palpabile, oggi, nella chiesa san Pio X  (non hanno perso tempo, vedi facebook: “in memoria di don Gino Galante”).

Don Pino Caiazzo, vescovo di Matera-Irsina, lo chiamava il “sorriso di Dio”. Era il sorriso sempre stampato sulla sua bocca, sereno e disarmante. Un sorriso che la malattia e la sofferenza non sono stati capaci di spegnere.

           La musica e la sua fisarmonica che portava in giro coi suoi foglietti, hanno segnato la colonna sonora del suo percorso terreno per la gioia di tutti, dai cori polifonici alle canzoni napoletane. Rimarrà nella memoria di Matera la rassegna annuale di cori parrocchiali da lui organizzata per molti anni, che ha visto anche la partecipazione di cori ginosini.

Nel suo testamento spirituale, don Gino ringrazia particolarmente Maria, madre di Gesù, per avergli fatto incontrare al momento giusto, nei momenti difficili del dopo Concilio e del dopo ’68, quando molti giovani sacerdoti si persero per strada, il Movimento dei Focolari, vera ancora di salvezza nella sua vita, che con la sua profonda “spiritualità dell’unità”, lo aiutò a comprendere e vivere sempre meglio la sua vocazione sacerdotale, che ne rimase rafforzata.

Dei suoi pochi beni ha detto di averli avuto solo in uso, non in proprietà, appartengono al Movimento dei Focolari. La mozzetta e la stola rossa da Canonico penitenziere, per volere della famiglia sono state donate, insieme ad altri oggetti del suo corredo sacerdotale, alla Congrega di S. Giuseppe di Ginosa, perché li custodisca per il tempo a venire, come altri reperti di altri sacerdoti ginosini del passato. E’ sepolto nella cappella di famiglia del cimitero di Ginosa.

     “Muoio povero - scrive don Gino - perché avendo scelto fin dai primi anni di sacerdozio di vivere la povertà e la totale comunione dei beni nella branca dei sacerdoti diocesani dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari), tutto ho dato, tutto ho ricevuto secondo i miei bisogni, nulla ho accumulato”.

Conclude: “Confido nella vostra preghiera. A mia volta pregherò per tutti e per ciascuno, e sarò ad attendervi tutti nella casa del Padre per far festa insieme”. Ciao Gino.

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