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UOMINI IN ARMI -Storie di meridionali combattenti - Ginosini in guerra

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 (Edizioni GALASO- 2005, pag. 288)

Davai, davai. Bistrè. Davai, bistrè. Vincenzo Pace ancora se le sente nelle orecchie le grida dei soldati russi dai caratteri mongoli, con il volto sfigurato da smorfie feroci, gli occhi lucidi di vodka e di odio, mentre spingevano i soldati italiani catturati a migliaia sul Don, verso nord, lungo il fiume Voronetz, con destinazione i campi di concentramento della Siberia. Colonne di prigionieri italiani che si susseguivano una dietro l’altra disseminando morti e moribondi ai bordi delle piste, spogliati dalle popolazioni locali anche prima di morire.
 
Nella seconda guerra mondiale i ginosini li troviamo sparsi su tutti i fronti; seguendo le loro storie si può ricostruire la storia di quella guerra, una guerra vista e raccontata dal basso, dalle trincee e dalle postazioni. Leonardo Crichigno ce ne fa una descrizione delusa e avvilita avendo scoperto a sue spese quanto la realtà fosse lontana dalla propaganda fascista, della quale la sua generazione si era alimentata. Un fronte, quello greco-albanese popolatissimo di ginosini come Crichigno, da don Paoluccio Bonsanti a Peppino Negro, Domenico Gigante, Domenico Lovecchio, Cosimo Gargano, Peppino di Tinco, Pietro Tamangi e tanti altri. Il maestro Vito Biancofiore ha scritto un diario per i suoi nipoti con il quale ricorda la sua esperienza di guerra su un campo di eroi, quello di Lero nel Dodecanneso.
Nel Dodecanneso seguiamo le orme del gen.C.A. Giovanbattista Ratti e delle sue alte frequentazioni, quelle del serg.magg. Pasquale Di Vitofrancesco promosso ufficiale per meriti di guerra.
Dalle guerre napoleoniche alle campagne di Peace keeping in Medio Oriente dei nostri giorni, passando per gli eventi unitari, le guerre coloniali, la guerra di Spagna, la seconda guerra mondiale, i ginosini sono stati sempre presenti e si sono sempre fatti onore.
 
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La Storia arida, fatta di date e statistiche, di re, condottieri e battaglie ha fatto il suo tempo togliendo a molti il piacere di studiare la storia e di appassionarvisi. Come insegna Indro Montanelli, la storia essendo fatta dagli uomini appassiona quando si comprendono le ragioni e le passioni degli uomini, i comportamenti e i sentimenti che sono alla base dei fatti che si vanno a studiare.
La brutalità, la ferocia, la disumanità delle guerre e di tutti i conflitti non si notano studiando le relazioni tra gli stati, o studiando la strategia e le grandi battaglie, ma guardando in basso, guardando agli umili, alle sofferenze che si infliggono a coloro che nei conflitti sono coinvolti loro malgrado.
Attraverso la testimonianza degli ultimi della scala gerarchica militare risalta uno dei caratteri più belli degli italiani: l’umanità. Quel valore che in altra epoca poteva essere scambiata per debolezza, mancanza di spina dorsale e di qualità militari, che invece è stata riconosciuta come capacità specifica degli italiani di fare il mestiere delle armi senza offendere. La normalità era ed è la sofferenza di dover far male, cercare di evitarlo.
 
Qual è lo scopo di questo volume? Con queste pagine si tenta di impedire che si perda completamente la traccia del contributo dato alla Storia d’Italia dai ginosini in armi di cui abbiamo notizie. Di molti di loro raccontiamo le storie e le esperienze, quelli in particolare che hanno fatto la seconda guerra mondiale. Molte notizie sono state raccolte da familiari, altre presso gli archivi di stato, l’archivio comunale, il Distretto militare. Si è avuto accesso al Commissariato per le onoranze dei caduti in guerra di Roma, all’Archivio storico della Marina militare e dell’Aeronautica militare e dell’Ufficio onorificenze della Direzione Generale del Personale Militare a Roma.
 
Mancano molte storie che avrebbero sicuramente meritato di essere riportate, ma il tempo e lo spazio a disposizione hanno impedito di aggiungerne altre. 
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Disponibile presso l'autore, tel. 3401218853